Fiorella Mannoia @ ModaMusica 2016

di Silvia Amato (testo) e Gianluca Talento (foto)

Nella cornice del Mc Arthur Glen di Serravalle Scrivia (Al), sabato 18 giugno 2016 ha aperto la rassegna #ModaMusica Fiorella Mannoia.
Accompagnata egregiamente da Carlo Di Francesco (percussioni), Davide Aru (chitarre), Diego Corradini (batteria), Luca Visigalli (basso), Luciano Zanoni (tastiere, fisarmonica) e Fabio Valdemarin (pianoforte),
l’artista ci ha regalato due ore di concerto, attraversando il suo ricco percorso di interprete.
Da “Caffè nero bollente” a “Come si cambia”, passando per “Sally”, “Un bimbo sul leone”, “Ho imparato a sognare”, “Cercami” , “L’amore con l’amore si paga”, alternando vecchi e nuovi brani propri con altri, veri
omaggi a colleghi, così come contenuti nell’ultimo cd “Fiorella” del 2014.
Momenti giocosi con una Fiorella in splendida forma, divertita e divertente, come nella versione inaspettata di “Messico e Nuvole”, lasciano spazio ad altri più riflessivi ed intimi, con un forte richiamo alla centralità della Donna, nelle sue molteplici sfaccettature: amata, amante, amica, figlia.
Toccante, nel brano “In viaggio”, la lettera scritta da Fiorella stessa ad una figlia immaginaria, in cui la genitrice – biologica o no, non importa, “perché tutte le Donne sono Madri di fatto” – si sofferma e rivolge
alla giovane un augurio, più che una raccomandazione, di coerenza, libertà e determinazione.
Ancora, rivolgendosi al pubblico, un appello discreto ma sentito al rispetto della Donna ed una implicita condanna alla piaga di violenza che affligge la nostra società.
Di grande impatto emotivo, infine, le versioni di ampio respiro, nella loro estrema delicatezza, di “Cara” e “La casa in riva al mare” in ricordo dell’amico Lucio Dalla, artista e uomo “mai pianto abbastanza”.

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Cina più vicina? Diario di bordo della Finardi Band

di Silvia Amato (testo)
Rielaborazione di Silvia Amato su appunti personali di viaggio gentilmente concessi dagli inviati d’eccezione: Claudio Arfinengo, Marco Lamagna, Giovanni Maggiore e Marco Martinetto

…e poi capita che in meno di un mese si debba organizzare un tour in Cina, perché il nostro Eugenio Finardi è stato invitato come ospite ai concerti di Zhang Chu, davvero famosissimo laggiù.

La preparazione è passata attraverso incognite di ogni tipo: passaporti trattenuti in attesa del visto, restrizioni varie legate ai più disparati mezzi di comunicazione e social network, così “normali” in Occidente e fortemente filtrati in Cina.

Comunque sia…si arriva a Shangai, “città stratosferica”, caratterizzata da grattacieli alternati a favelas, autostrade che la attraversano, mezzi di trasporto improbabili e forse proprio per questo funzionali.

La percentuale di occidentali è davvero bassa, quasi irrilevante e sarà la difficoltà di farsi capire (quasi nessuno qua parla inglese!), il mix di colori, sapori, spezie, l’abuso divertito di peperoncino…tutte le foto che ci chiedono di fare, tante!…sarà anche per colpa di due di noi, uno troppo alto e troppo biondo e l’altro con quei capelli rasta che…si fa presto, un po’ per gioco, un po’ per presunzione (tanto siamo lontani dalla nostra dimensione!) che ci piace pensare a come possano essersi sentiti altri quattro prima di noi, inglesi però…e favolosi!

La curiosità percepita nei nostri confronti riguarda in generale tutta la musica e la cultura italiana; c’è voglia di crescere, di realizzare progetti, di imparare, partendo dalla tradizione secolare propria, alla ricerca di una cultura nuova, aperta nei confronti della diversità, vista come motivo di crescita.

Questo entusiasmo ci accompagna dritti al primo concerto , all’Oriental Art Center:  backliners e  tecnici gentili, precisi, perfetti. Noi della band funzioniamo bene, “suonare è come remare insieme” ed il pubblico lo sente e risponde con calore. Festeggiamo anche il compleanno di uno di noi, che probabilmente porterà con sé questo ricordo per un bel po’…l’ho sentito dire qualcosa come “sentirsi a casa in nuova casa”. Ma non c’è tempo per fermarsi, siamo di nuovo in viaggio, destinazione Pechino: lungo il percorso, Hefei, un vero proprio vespaio di palazzi e impianti urbani.

A Pechino il concerto è tecnicamente perfetto, anche a livello organizzativo e di sicurezza. Qua suoniamo più a lungo, in modo più potente…insomma più tutto! Il pubblico entusiasta ci passa un’adrenalina incredibile: anche questo sarà un ricordo indimenticabile. Allo stesso modo, l’impatto visivo, culturale ed emotivo di Piazza Tienanmen…l’odore di cibo e spezie ci riporta alla realtà che rapisce e stupisce al tempo stesso.

Fantastico questo viaggio…

Non resta che ringraziare amici, musicisti e tutti i compagni di avventura. Serberemo tutto nel cuore, perché “quello che vedono gli occhi lo racconti sempre a metà”.

 

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