Pino Daniele – Il tempo resterà – il film di Giorgio Verdelli

di Silvia Amato (testo)

A due anni dalla scomparsa di Pino Daniele, presentato il 19 marzo 2017 al Teatro San Carlo di Napoli, in occasione di quello che sarebbe stato il 62esimo compleanno ed onomastico, arriva finalmente nelle sale il film-documentario-evento di Giorgio Verdelli. Filo conduttore è la musica live, dagli esordi di fine anni ’70 fino al tour del 2014, l’ultimo, in cui viene riproposto per intero l’album “Nero a metà”. La voce narrante di Claudio Amendola accompagna le immagini di repertorio, che si alternano a racconti in prima persona dell’esperienza diretta di amici, collaboratori o semplici estimatori: da Renzo Arbore a Enzo De Caro, da Massimo Ranieri a Ezio Bosso, Clementino, Stefano Bollani, Alessandro Siani, Jovanotti, Eros Ramazzotti, Giorgia e molti altri. Immagini amatoriali che ripercorrono il rapporto umano ed artistico con Massimo Troisi: di Pino Daniele è la colonna sonora del film “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, con “Quando”, brano di punta costruito insieme appunto in una serata amichevole, tra chiacchiere ed un bicchiere di vino. Ancora, duetti di richiamo internazionale, con Luciano Pavarotti, Pat Metheny, Eric Clapton. Immancabili, i ragazzi di “Napoli Centrale”, compagni di viaggio degli esordi: Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso. Il film è ricordo, omaggio, scoperta di Pino Daniele e Napoli, imprescindibili. Pino ha avuto il merito, l’onere e l’onore di elevare il linguaggio popolare in lingua colta, impegnata; ha contaminato il blues ed il jazz con il ritmo cadenzato delle strade, dei mercati, del porto. Ha dato colore alla musica, le mille sfumature di “Napule é”. Le voci di provincia e di periferia, la protesta sociale e generazionale con Pino hanno trovato spazio e modo di arrivare al grande pubblico e di rendersi riconoscibili. Lo definisce Pino, con l’umiltà e la semplicità che sempre l’hanno caratterizzato, il suo stesso merito: aver trovato il codice per entrare nel tempo. “Noi passeremo, il tempo resterà”. “Je so’ pazzo”, “Alleria”, “Appocundria”, “Quanno chiove” restano e resteranno e così Pino, con la sua capacità di racchiudere tra le note il modo di Essere Napoli, di viverla appieno, per ripercorrere una tappa significativa della storia della musica, da intendersi come nostro patrimonio artistico collettivo e come tale da tutelare.




Samuele Bersani @ Politeama Genovese

di Silvia Amato (testo) e Gianluca Talento (foto)

Quando entra in scena Samuele Bersani, con occhiali e completo total black, si percepisce una carica energetica particolare. La data di Genova infatti fa parte del tour “La fortuna che abbiamo” ed è slittata di qualche mese, così come tutte le altre, a causa di un problema alle corde vocali.
Si inizia con “Il mostro”, “Le mie parole” e “Lo scrutatore non votante”.
A poco a poco le canzoni si susseguono rapide e si svelano come perle: ognuna racconta un percorso, una storia, un personaggio. Ma soprattutto Samuele si racconta, meno a parole e più attraverso la sua musica, appunto. Esattamente come si ripromette fin dall’inizio e puntualmente non riuscendoci appieno, per fortuna!
Così si riesce ad apprezzarne l’ironia, la sagacia, ma al tempo stesso la gioia di aver ritrovato il rapporto dal vivo col pubblico, che ripaga artista e band con altrettanto calore ed entusiasmo.
Nel proseguire la serata si connota sempre più di emozione toccante: ci si ritrova tutti coinvolti a cantare e tenere il tempo come non ci fosse nulla di più naturale.
Parole e musica si alternano, “En e Xanax”, “Spaccacuore”, “Pescatore di asterischi”, lasciano spazio ad aneddoti sulla figura paterna, sul problema di salute ampiamente sdrammatizzato, sul rapporto disincantato ma curioso coi social media.
“Psyco”, “Ferragosto” e “Replay” completano la prima parte.
La seconda è dedicata ad una sorta di esperimento che ha divertito Samuele sulla scelta della scaletta direttamente da parte del pubblico, iniziativa lanciata su Facebook e poi applicata davvero nella costruzione della serata.
Ecco quindi “La fortuna che abbiamo”, “Chiedimi se sono felice”, “Giudizi universali”, “Crazy Boy” (portata al successo da Fiorella Mannoia), “Freak”, “Coccodrilli”, “Chicco e Spillo”.
Omaggio e sorpresa “Canzone”, composta in collaborazione col mentore ed amico Lucio Dalla, connotata da un’interpretazione vivace, calda come un abbraccio.
Di gran lunga posso definire questo concerto il più emozionante che mi sia capitato di recente, di sicuro anche grazie ad uno spettacolo nello spettacolo: sedere in platea tra un settantenne compito e distinto alla mia destra ed una bimba bionda, bellissima e brillante alla mia sinistra. Ecco, vedere nei loro occhi e nei loro movimenti l’alternanza di momenti gioiosi con altri più riflessivi, durante le ballate più intimistiche, si può senza dubbio definire “la fortuna che abbiamo”: la pazienza dell’attesa di un’esperienza imperdibile, lasciandosi guidare da un’artista, cantastorie contemporaneo, col cuore a fior di pelle.

Hanno suonato con Samuele Bersani:
Claudio Pizzale (Fiati e cori), Michele Ranieri (Chitarra, Percussioni e cori), Alessandro Gwis (Piano), Davide Beatino (Basso), Marco Rovinelli (Batteria), Silvio Masanotti (Chitarre), Tony Pujia (Chitarre).

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