Luigi Mariano @ L’Isola Ritrovata

di Silvia Amato (testo) e Gianluca Talento (foto)

Sabato 19 Maggio 2018, Luigi Mariano ha fatto gradito ritorno all’Isola Ritrovata di Alessandria, crocevia di scambi cantautoriali, artistici e musicali.

Una piacevole chiacchierata pre concerto ci ha svelato un artista disponibile, con grande voglia di raccontarsi e di donare al pubblico.

Salentino di nascita, ma a Roma per 20 anni, Luigi non ha avuto percorso semplice. Influenzato dalla figura emblematica di Enzo Jannacci, ha provato a ripercorrerne i passi, dividendosi tra la musica e gli studi in Medicina, fino a quando quella che poteva sembrare una passione gestibile, è diventata preponderante: scrivere e fare musica, si rivelano quindi essere la sua vera natura.

Da qui, l’abbandono dell’Università, che ha cambiato il rapporto col padre: la chiusura per questa aspettativa non realizzata si è così tradotta in un silenzio verso il figlio, un nodo pesante scioltosi solo alla vigilia della sua scomparsa.

Pretesto per affrontare questo groviglio di emozioni, la triste vicenda di Edoardo Agnelli (erede della famosa dinastia, scomparso tragicamente nel 2000), a cui Luigi si ispira per il brano “Edoardo”, ottenendo nel 2011 il Premio Bindi: lettera – dialogo da figlio a padre, richiesta di aiuto e di affrancamento dalle aspettative non corrisposte.

Per tutto il concerto, Luigi presenta ad uno ad uno i brani tratti dall’ultimo album “Canzoni all’angolo” (2016) e “Asincrono” (2010), raccontandone curiosità e dettagli su motivazione e percorso di nascita.

Si alterna tra piano, chitarra e armonica, passando da dimensioni intime ed evocative ad altre, più dinamiche, dal tratto folk popolare.

Così, in apertura, “Fa bene fa male” (nell’album in duetto con Simone Cristicchi) sui dubbi dell’uomo medio, amplificati o creati ad hoc da un incessante bombardamento mediatico.

Ancora, il rapporto padre – figlio, spesso conflittuale ne “Il figlio perfetto” (mai inciso); l’incapacità di assumersi le proprie responsabilità in “Scambio di persona”.

In “Solo su un’isola deserta”, la solitudine delle persone pure, contrapposte a quelle negative che invece si aggregano; questo porta quindi ad una visione forzatamente positiva de “L’ottimista triste”, scritta con l’amico e conterraneo Mino De Santis.

A questa immagine, si contrappone una coscienza collettiva addormentata e cieca, rappresentata da “Il negazionista”.

Le tematiche trattate sono drammaticamente attuali nella dimensione collettiva e spiccatamente approfondite in quella individuale e privata. Così, il tema della fuga in “La stella di Johnny” e, per estrema contrapposizione, il distacco dalle persone amate, in “Mille bombe atomiche” (scritta durante la malattia del padre) e “Se ne vanno” (con riferimento agli artisti persi in questi anni, Pino Daniele, Lucio Dalla, Fausto Mesolella, tra gli altri).

Ancora, l’auspicato abbandono delle cose materiali in “Quello che non serve più”; dai ricordi dell’infanzia con “Il ragazzino della casa rosa”, all’eutanasia in “Inverno 2063”, alla visione ironica dei rapporti d’amore in “Asincrono”.

Toccante ed ispirato alla storia dell’astrofisico Stephen Hawking e della prima moglie Jane Wilde, “Come orbite che cambiano”, sulla fine dell’amore intesa come dono di libertà.

Di ottimo livello anche gli omaggi: a Vinicio Capossela con “Stanco e perduto” e a Bruce Springsteen con una rivisitazione in italiano de “Il fantasma di Tom Joad”.

Verso la fine della serata, due brani che meglio rappresentano Luigi e la sua poesia, “Questo tempo che ho”, al quale è particolarmente affezionato, e “L’ora di andar via”: separazione, abbandono e distacco, letti in chiave positiva, come voglia di rinascita, di ripartenza da quanto appreso.

Apprezzandolo dal vivo, Luigi Mariano conferma la sua natura introspettiva, libera da sovrastrutture e maschere recitative.

Una capacità analitica lucida e disincantata, eredità dell’approccio scientifico degli studi in Medicina, che gli consente di descrivere al meglio le pieghe delle emozioni più intime dell’individuo, senza per questo banalizzarle ma traducendole e rendendole accessibili a tutti.

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Angela Baraldi @ Moscardo

di Silvia Amato (testo) e Gianluca Talento (foto)

Domenica 6 maggio 2018 al Moscardo di Alessandria, Angela Baraldi in concerto.

Artista autentica, immediata, senza fronzoli, si muove felina sul palco, affascinante e grintosa.

Presenta i brani tratti dall’ultimo album “Tornano sempre” , eseguiti in chiave “duo”, accompagnata dall’ottimo chitarrista Federico Fantuz. Questa formula, scarna e ruvida, ne esalta al meglio la portata rock. A partire dal brano omonimo, tutto l’album è percorso dalle tematiche della vita quotidiana, tra disagio ed incertezza.

Non mancano citazioni ed omaggi, in “1000 poeti”, ultimata nel giorno della morte di David Bowie e “Josephine”, dedicata a Josephine Baker. In “Tutti a casa”, il focus è sulla tragica vicenda di Federico Aldrovandi, mentre in “Michi Maus” l’emblema di una intera generazione è raccontato nella sua disillusione e stanchezza.

Rivisitazioni perfette sono “Anidride solforosa” di Lucio Dalla (in passato interpretata proprio al suo fianco), “Pissing in a river” di Patti Smith, “”I wanna be your dog” dei The Stooges e “Io sto bene” dei CCCP.

Angela canta e ti arriva diretta: guardandola non si può non pensare alla carriera trentennale al fianco di Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Gabriele Salvatores.

Vero e proprio talento da palcoscenico, figura funambolica di felliniana memoria, per i suoi equilibrismi tra le note, sintesi alchemica tra dimensione intima ed adrenalina, tra rock e poesia.

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Intervista ad Angela Baraldi

di Silvia Amato (testo)

Angela Baraldi, bolognese, classe 1964, cantautrice ed attrice, dopo gli esordi negli anni Ottanta nelle realtà indipendenti locali, ha iniziato a collaborare con Lucio Dalla, Gianni Morandi, Stadio, Ron, Samuele Bersani, fino ad arrivare nel 1993 al Festival di Sanremo, vincendo il Premio della Critica Mia Martini, con il brano “A piedi nudi”.

Successivamente, le collaborazioni con altri grandi nomi della musica italiana, come Francesco De Gregori, Biagio Antonacci, Delta V, si alternano alle esperienze teatrali e cinematografiche, fino al 2004, protagonista in “Quo vadis, baby?” di Gabriele Salvatores; il ruolo la porta ad aggiudicarsi, tra altri riconoscimenti prestigiosi, anche l’Iris d’Argento al Montreal Film Festival come migliore attrice esordiente.

Negli anni duemila, la musica torna protagonista e l’ultimo progetto di inediti “Un’infinita compressione precede lo scoppio” risale al 2013.

Nel febbraio 2017 esce l’album “Tornano sempre”, che avremo modo di apprezzare in occasione del concerto di Domenica 6 Maggio 2018, presso “il Moscardo” di Alessandria, presentato in chiave “duo”, con il musicista Federico Fantuz.

Tutta per Voi, la piacevole chiacchierata con la cantautrice:

S: Ciao Angela, benvenuta su Sonografia e grazie della disponibilità. Sei fresca di partecipazione al Concerto del 1° Maggio a Bologna, in piazza Grande. Com’è andata?

A: E’ stata una bella esperienza, nonostante il clima non clemente che ha reso la piazza meno stipata del solito, credo che sia sempre una buona occasione potersi esibire per celebrare questa ricorrenza.

S: Piazza Grande, Bologna…inevitabile pensare al grande Lucio Dalla. Te la senti di condividere con noi un ricordo? Quale eredità pensi possa lasciare al grande pubblico che non ha avuto, come te, la fortuna di respirarlo da vicino?

A: I ricordi sono tantissimi, sia perché Lucio abitava proprio lì vicino, sia perché questa piazza l’ha cantata, celebrandola. Ho sempre respirato la presenza di Lucio in città, sin da quando sono nata, è sempre stato una sorta di istituzione. Capitava spesso di incontrarlo in centro, per una chiacchierata e per bere qualcosa, o a casa sua per indimenticabili improvvisazioni.

Al di là del personaggio, ci tengo che si sappia la portata della sua impronta come persona reale, autentica, per me, un vero amico, che mi manca molto.

S: Domenica, qui ad Alessandria, presenterai l’album “Tornano sempre”, uscito un anno fa.

Mi incuriosisce il titolo…tornano sempre…chi?

A: Ho volutamente utilizzato il titolo di una canzone dell’album, in senso autoironico, per riferirmi al mio ritorno tardivo. In realtà, nel brano, al centro c’è una moltitudine di individui, spesso isolati ognuno nella propria realtà, in cui calarsi o rifuggire a seconda dei ruoli che ricopriamo durante la nostra esistenza.

S: A proposito di ruoli, abbiamo avuto modo di apprezzarti in vesti differenti, dalla musica, al teatro, il cinema e la tv. Non è mai facile e neppure consigliabile cercare di incasellare un’artista in una dimensione specifica, ma se dovessi sceglierne una, in quale ti senti più a tuo agio?

A: Sicuramente la musica, mi lascia più libera di esprimermi e mi rappresenta al meglio, perché posso anche improvvisare; non lo vivo neppure come un lavoro, viene fuori la mia vera natura.

La dimensione dell’attore invece, è un lavoro duro, faticoso, richiede concentrazione e memoria, ma mi permette di “fare un giro” altrove, al di fuori di me. Per entrambe nutro grande passione e dedizione.

S: Tra tutte queste esperienze…dov’è finita la ragazza che nel 1993 voleva andare via “A piedi nudi”?

A: (ride) La ragazza è ancora qui, non è cambiata…anche se il mio percorso nella musica non è stato lineare e continuativo, ho sempre messo autenticità e verità in quello che ho fatto. Mi riconosco ancora quando la risento e mi ci ritrovo quando la ripropongo.

S: Un’ultima domanda, Angela: se dovessi scegliere la “perla” di questo album, quale brano citeresti?

A: Sai, è sempre difficile scegliere tra i frutti del proprio mestiere, ma direi senza dubbio “Michi Maus” perché ci tengo molto, il primo esperimento di scrittura dopo tanto tempo, credo riuscito.

Anche “Tutti a casa”, dedicata alla vicenda di Federico Aldrovandi, la sento molto.

S: Grazie Angela, ci vediamo domenica!

A: A voi, a domenica!

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