Ron @ Arena Derthona

di Silvia Amato (testo) e Gianluca Talento (foto)

Venerdì 26 ottobre, al Teatro Civico di Tortona (Al), dopo il grande successo delle tappe estive, in scena Ron con Lucio!, spettacolo pensato in occasione del 75esimo anniversario della nascita.
La dimensione teatrale, acustica, connota fin da subito il concerto di un registro intimo e confidenziale, creando la suggestiva sensazione di ritrovare un Amico, raccontato da chi lo ha conosciuto bene.
Così, attraverso contributi video, inediti e non, in cui personaggi vari della musica e dello spettacolo, ci regalano un ricordo, un aneddoto, un episodio curioso, la figura di Lucio è presente, con tutta la sua magia.
Ron, amico e collaboratore di lunga data, si accosta con umiltà e commozione sincera alla grande ed inimitabile eredità artistica rimasta.
Racconto, ricordo, viaggio, si alternano e si snodano attraverso i capolavori di Lucio, alcuni scritti proprio a quattro mani: “Chissà se lo sai”, “Anima”, “4 marzo 1943”, “Il cielo”, “Tu non mi basti mai”.
Gli arrangiamenti esaltano la già elevata portata di alcuni brani, impreziosendoli: ad esempio, in nome del grande amore di Lucio per Napoli, chiari i richiami al folklore partenopeo, in “Piazza Grande” e “Canzone”.
Di diversa percezione, ma ugualmente evocativa, la versione di “Attenti al lupo”, con i 60 elementi dell’Orchestra di Budapest.
Ancora, “Henna”, “Futura”, “Cara”, “Stella di mare”, “Quale allegria”, “La casa in riva al mare”.
Immancabili anche “Anna e Marco”, “Le rondini” e “Se io fossi un angelo”, a ricordare il talento inusuale di descrivere e toccare le diverse declinazioni dell’animo umano, la natura ed il contesto socio-politico, giocando tra irriverenza, anticonformismo e rifiuto degli stereotipi.
Perle irrinunciabili, “Com’è profondo il mare”, primo testo in assoluto scritto da Lucio e “Almeno pensami”, donata dagli eredi a Claudio Baglioni in occasione dell’ultimo Festival di Sanremo, poi interpretata appunto da Ron e consacrata dal Premio della critica dedicato a Mia Martini.
Sul palco, al pianoforte Giuseppe Barbera, alle chitarre Roberto Di Virgilio ed Elsa Fressan al violoncello.
L’intero spettacolo è un’ottima esperienza da non intendersi come semplice e riduttiva opera commemorativa, ma un omaggio che rinforza e tramanda la costante presenza di Lucio.
Genio folle e divertente nella sua stravagante lucidità, ci lascia un messaggio su cui riflettere: “bisogna giocare per essere liberi. Bisogna sparire per rinascere di nuovo”.

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Ghali @ Pala Alpitour

di Silvia Amato (testo) e Gianluca Talento (foto)

A differenza delle altre volte, ho deciso di assistere al concerto da spettatrice, non essendo abituale frequentatrice del rap 2.0, declinato nelle sue varie forme, fino alla trap e all’utilizzo dell’autotune.
Così, noto subito che il pubblico accorso al Pala Alpitour per la prima data del tour di Ghali, è variegato per età e genere: bambini coi genitori, adolescenti, giovani uomini e donne, con leggera predominanza di queste ultime.
Quando si spengono le luci, il boato iniziale dei circa 8000 presenti fa presto capire di essere dentro Il Concerto, un evento emblematico per il momento socio-politico che stiamo vivendo. Là fuori, diffidenza, paura, intolleranza verso ciò che è diverso ed estraneo. Nel palazzetto, condivisione, fratellanza, solidarietà, voglia di rivincita.
Così, si parte con l’intro, che è un video sulle origini tunisine di Ghali, la discutibile figura paterna contrapposta alla costante e fondamentale presenza affettuosa della madre, poi rievocata continuamente anche tra un brano e l’altro, per arrivare all’adolescenza nella periferia milanese.
“Dai palazzi ai palazzetti” è uno spettacolo perfetto dal punto di vista tecnico-scenografico. Ben funzionano band e coriste a supportare impianto musicale e parti cantate, così come le sorprese sul palco: Capo Plaza, amico e collega salernitano, con cui esegue “Ne è valsa la pena” ed il producer Charlie Charles, in “Peace&love”.
Anche la voce fuori campo che personifica Jimmy, l’amico immaginario dell’infanzia, è un buon escamotage per conoscere meglio il rapper.
Ghali sul palco è un portento, canta, balla, salta, si diverte.
Energico ed entusiasta come solo un ragazzo poco più che ventenne sa essere; gli outfit trendy e sporty chic rafforzano quell’aura magica di colui che, tra il grato e l’incredulo, ce l’ha fatta a realizzare il suo sogno.
Il repertorio? Quasi tutto, da “Lacrime” a “Ricchi dentro”, a “Boulevard”, “Marijuana”, “Habibi”, “Ninna nanna”, “Cazzo mene”, “Pizza kebab”, da “Mamma” a “Zingarello”, “Ora d’aria”, “Willy Willy”.
Così, mentre il rap strizza l’occhio al pop, soprattutto per noi cresciuti tra gli anni ’80 e ’90, il rimando a Michael Jackson, con un “moonwalk” riuscito ed un gioco musicale tra “Happy days” e “Wanna be startin’ somethin'”, non sembra irriverente ma incuriosisce.
In più, saranno l’altezza, i salti, l’adrenalina ed il tamburo suonato quasi tra il pubblico, ma ci ricorda anche Jovanotti ed il suo farsi portavoce di una generazione.
Questa volta il messaggio è cambiato: il ragazzo di periferia non ha smesso di crederci e ce l’ha fatta. Ringrazia, si commuove, saluta tutti con “Cara Italia”, “dolce metà” e si dilegua.
A noi, la consapevolezza di aver assistito ad uno show unico nel suo genere, emozionante e spettacolare, per contenuto, energia ed insegnamento trasmesso.
Grazie Ghali, ci si può davvero sentire “ricchi dentro” ad assistere alla tua favola diventata realtà!

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10 – Alessandra Amoroso

di Antonio Martini

Vince l’edizione di Amici nel 2009 e da lì in poi è un susseguirsi di successi musicali.
Il 5 ottobre 2018 esce il suo nuovo disco “10” per festeggiare appunto i primi 10 anni di fortunata carriera.
La cantante pugliese è tornata e non delude le aspettative; dopo un ascolto attento ed approfondito, ci si rende conto che, al pari dei lavori precedenti, anche “10” è un disco orecchiabile, con ottima musica, arrangiamenti e testi di livello, impreziositi dalla bellissima voce di Alessandra.
Tra le 14 canzoni, sicuramente il singolo “La stessa” è il più bello, fortemente autobiografico; intense anche “Declinami l’amore”, “Dalla tua parte”, “In me il tuo ricordo”.
In attesa del tour che partirà nel marzo 2019, diamo il bentornato ad Alessandra, suggellato attualmente dal record di vendite in Italia.
Inoltre, vale la pena sottolineare come sia rimasta semplice e fedele a se stessa, nonostante questo possa definirsi senza dubbio l’album della maturità.
Augurando a tutti buon ascolto, cari amici di SonoGrafia vi saluto e vi aspetto qui per parlare ancora di musica.




Fino a qui – Tiromancino

di Antonio Martini

Un grande e gradito ritorno quello di Federico Zampaglione e dei suoi Tiromancino; a fine settembre, infatti, è uscito “Fino a qui”. Trovare un album tutto bello dall’inizio alla fine non è facile, ma questo della band romana lo è davvero e non finiresti mai di ascoltarlo.
All’interno, un’ottima selezione tra le canzoni più intense di Federico Zampaglione cantate in duetto con grandi artisti tra cui Jovanotti, Elisa, Tiziano Ferro, Alessandra Amoroso; ma i due che ho apprezzato di più sono “Un tempo piccolo” con Biagio Antonacci, rinnovato omaggio a Franco Califano.
L’altro, “Immagini che lasciano il segno” dedicata alla figlia appena nata, ora cantata proprio con Linda, adesso cresciuta, crea un’atmosfera veramente eccezionale.
Quattro inediti completano questo lavoro, tra cui il singolo “Noi casomai”.
Un album quindi tutto da acquistare e da ascoltare!
Amici, vi aspetto presto per parlare ancora di novità musicali.

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