Intervista a Marco Ligabue

di Paola Dellagiovanna (testo) e Gianluca Talento (foto)

Domenica 30 maggio di fronte a un pubblico curioso al parco Maurici di Borgarello (Pavia), Marco Ligabue ha presentato il suo primo libro “Salutami tuo fratello: cronache spettinate di un rocker emiliano”. Il tormentone con cui ha avuto a che fare per anni è stato solo l’input per scrivere un libro durante il lockdown. In 33 capitoli Marco Ligabue ripercorre la sua vita travolta e stravolta anche dal successo del fratello Luciano. Sempre positivo e sorridente, racconta la scoperta dell’arte del corteggiamento e l’arrivo al traguardo di una maratona (promessa fatta alla famiglia) e racconta la vita in un’Emilia dove le feste dell’Unità erano il primo palcoscenico per molti cantanti e cantautori poi diventati famosi. Durante la presentazione Marco Ligabue ha cantato brani suoi e non solo, facendo sorridere il pubblico che prima e dopo l’incontro ha atteso di scattare un selfie e avere un autografo.

Marco ha risposto ad alcune nostre domande.

Qual è la sfida più dura, fra quelle che hai raccontato nel libro, che hai dovuto affrontare?
«Già scrivere il libro è stata una sfida difficilissima per me, perché ho sempre scritto canzoni, ma quelle sono una breve sintesi, invece il libro è una grande opera di approfondimento: descrivere luoghi, scrivere discorsi, raccontare stati d’animo (paure, gioia, imbarazzi). La vera sfida era capire se sarei stato capace anche di scrivere anche in questo modo, ad ampio raggio. E’ stata la cosa, forse perché nuova, che mi ha stimolato di più, una vera scoperta. Questa libertà mi ha permesso di andare più in profondità».

Quale è la storia che rileggendola, continua ad emozionarti?
«Sono tutte storie importanti, tutto con un peso. La storia che mi emoziono a rileggere è il capitolo della maratona. Purtroppo si era ammalato mio padre e io ho voluto portarla a termine per far vedere a lui che mi aveva trasmesso dei valori, quelli di non mollare mai, di portare le cose fino in fondo, essere tenaci, caparbi. Quindi l’idea di finire la maratona, fare una foto al traguardo e portargliela in ospedale in un momento delicato, è stato uno dei momenti più toccanti della mia vita».

Pensi a scrivere un altro libro?
«Per scrivere questo ci ho messo un anno, essendo la prima inesperienza, però la sfida mi ha stimolato. Se arriva una scintilla potrebbe accadere. Deve esserci qualcosa che scatta e mi fa pensare “Ora voglio raccontare questo”. Se avrò ancora una sensazione simile, riaccetterò volentieri la sfida».

Potrebbe dal libro nascere la sceneggiatura di un film?
«Più che un libro potrebbe starci una serie tv o una web series, perché ci sono tanti capitoli con situazioni diverse. Sarebbe interessante se qualche produttore avesse voglia di mettergli mano. In effetti, le storie sono molto visive con dialoghi e posti raccontati molto particolari e si tratta di storie vere. Per me sarebbe una bella sfida, qualcosa di stimolante».




Intervista a F.U.L.A.

di Paola Dellagiovanna (testo e domande)

Dal 23 aprile è disponibile su tutte le piattaforme streaming e in rotazione radiofonica “Touty” (LaPOP) il nuovo singolo di F.U.L.A., all’anagrafe Oumar Sall, ventottenne italo-senegalese. L’artista inizia ad amare la musica dopo aver ascoltato Youssou N’Dour (attualmente ministro del turismo e della cultura in Senegal) dopodiché inizia ad appassionarsi di Afro Music alla quale unisce l’esercizio della break dance.

Dopo la scomparsa del fratello Malick in una traversata del Mediterraneo verso la Spagna, inizia comporre le sue prime rime, mentre si forma in lui il rifiuto di ogni convenzione sociale. Si trasferisce a Piacenza, dove trova nello sport un mezzo di integrazione e nel 2017 si sposta a Milano per dedicarsi alla musica e affinare le sue capacità liriche.

Nel 2020 si lega all’etichetta LaPOP e pubblica i singoli: “Occhio di falco”, “Nomade”, “Maldafrica”, “Sabar” e “Tutti i colori”. Contemporaneamente porta avanti insieme ad altri esponenti del contesto Afro Urban milanese il progetto “Equipe 54”. Ad un anno di distanza dalla pubblicazione di “Maldafrica” Oumar ritorna in Africa per continuare a creare, ad esibirsi e rafforzare il legame con la sua terra.

Quali sono i messaggi principali che vuoi dare nelle tue canzoni e cosa i giovani devono ancora comprendere della situazione africana?

“Dipende sempre dai contesti. Il mondo si evolve e i messaggi da dare sono tanti. Io cerco solo di raccontare e raccontarmi, per alcuni i miei messaggi possono essere superflui e per altri possono essere un esempio, e questo varia di volta in volta. A me piace solo mettere la mia vita in rima.

L’Africa è un continente, in quanto tale ha diverse realtà al suo interno. Quello che è successo a Touty può accadere benissimo ovunque nel mondo, io ho solo contestualizzato la storia in uno scenario familiare. In ogni caso è sempre bene che i giovani si informino su tutto quello che accade nel mondo, che sia in Italia o in Sud America”.

Cosa può fare la musica in questo senso, secondo te?

“La musica da sempre intrattiene oppure educa e denuncia, nel secondo caso può essere una vera e propria scuola per comprendere le dinamiche della società che vivi o di quella in cui vivono gli artisti stranieri”.

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla musica?

“Ho iniziato a fare musica perché da piccolo ero fan di 50 Cent, Snoop Dog, 2Pac. Allora ho iniziato a scrivere testi perché mi piaceva e da lì non mi sono più fermato.

Di cosa parla il brano “Touty”

Parla del consumismo odierno e dei vizi di questo mondo che portano a far vivere le minoranze in condizioni estreme, tali da convincere una giovane donna incinta a scappare dalla sua realtà per tentare di garantire un futuro a suo figlio. Tuoty è mia sorella. Quel periodo fu davvero complicato, ero tornato in Calabria per le vacanze e l’annata non era stata delle migliori. Un giorno mi chiamò mia madre preoccupata dicendo che mia sorella Touty era scappata di casa, perché suo marito, ancora una volta, le aveva messo le mani addosso. Touty era in procinto di partorire, motivo per il quale quello per noi fu un momento di turbolenze”.

Il videoclip del brano è stato interamente girato a Dakar, in Senegal, come spiega il regista Manuel Marini “Con il videoclip di “Touty” abbiamo dato vita a un racconto autobiografico di F.U.L.A., nel quale una giovane donna senegalese, dopo aver affrontato mille avversità lungo il cammino, riesce a trovare la strada di un futuro migliore. Con l’aiuto di un produttore locale abbiamo avuto accesso a molte location non propriamente accessibili, immortalando dei momenti sospesi nel tempo, illuminati dalla splendida luce senegalese. In uno storytelling moderno Touty è una storia di speranza e di libertà, con uno sguardo al passato e uno più luminoso verso il futuro.

Pagina F.U.L.A. Facebook: www.facebook.com/realgriot

Pagina F.U.L.A. Instagram: www.instagram.com/fulamusicofficial/?hl=it

Dal 23 aprile è disponibile su tutte le piattaforme streaming e in rotazione radiofonica “Touty” (LaPOP) il nuovo singolo di F.U.L.A., all’anagrafe Oumar Sall, ventottenne italo-senegalese. L’artista inizia ad amare la musica dopo aver ascoltato Youssou N’Dour (attualmente ministro del turismo e della cultura in Senegal) dopodiché inizia ad appassionarsi di Afro Music alla quale unisce l’esercizio della break dance.

Dopo la scomparsa del fratello Malick in una traversata del Mediterraneo verso la Spagna, inizia comporre le sue prime rime, mentre si forma in lui il rifiuto di ogni convenzione sociale. Si trasferisce a Piacenza, dove trova nello sport un mezzo di integrazione e nel 2017 si sposta a Milano per dedicarsi alla musica e affinare le sue capacità liriche.

Nel 2020 si lega all’etichetta LaPOP e pubblica i singoli: “Occhio di falco”, “Nomade”, “Maldafrica”, “Sabar” e “Tutti i colori”. Contemporaneamente porta avanti insieme ad altri esponenti del contesto Afro Urban milanese il progetto “Equipe 54”. Ad un anno di distanza dalla pubblicazione di “Maldafrica” Oumar ritorna in Africa per continuare a creare, ad esibirsi e rafforzare il legame con la sua terra.

Quali sono i messaggi principali che vuoi dare nelle tue canzoni e cosa i giovani devono ancora comprendere della situazione africana?

“Dipende sempre dai contesti. Il mondo si evolve e i messaggi da dare sono tanti. Io cerco solo di raccontare e raccontarmi, per alcuni i miei messaggi possono essere superflui e per altri possono essere un esempio, e questo varia di volta in volta. A me piace solo mettere la mia vita in rima.

L’Africa è un continente, in quanto tale ha diverse realtà al suo interno. Quello che è successo a Touty può accadere benissimo ovunque nel mondo, io ho solo contestualizzato la storia in uno scenario familiare. In ogni caso è sempre bene che i giovani si informino su tutto quello che accade nel mondo, che sia in Italia o in Sud America”.

Cosa può fare la musica in questo senso, secondo te?

“La musica da sempre intrattiene oppure educa e denuncia, nel secondo caso può essere una vera e propria scuola per comprendere le dinamiche della società che vivi o di quella in cui vivono gli artisti stranieri”.

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla musica?

“Ho iniziato a fare musica perché da piccolo ero fan di 50 Cent, Snoop Dog, 2Pac. Allora ho iniziato a scrivere testi perché mi piaceva e da lì non mi sono più fermato.

Di cosa parla il brano “Touty”

Parla del consumismo odierno e dei vizi di questo mondo che portano a far vivere le minoranze in condizioni estreme, tali da convincere una giovane donna incinta a scappare dalla sua realtà per tentare di garantire un futuro a suo figlio. Tuoty è mia sorella. Quel periodo fu davvero complicato, ero tornato in Calabria per le vacanze e l’annata non era stata delle migliori. Un giorno mi chiamò mia madre preoccupata dicendo che mia sorella Touty era scappata di casa, perché suo marito, ancora una volta, le aveva messo le mani addosso. Touty era in procinto di partorire, motivo per il quale quello per noi fu un momento di turbolenze”.

Il videoclip del brano è stato interamente girato a Dakar, in Senegal, come spiega il regista Manuel Marini “Con il videoclip di “Touty” abbiamo dato vita a un racconto autobiografico di F.U.L.A., nel quale una giovane donna senegalese, dopo aver affrontato mille avversità lungo il cammino, riesce a trovare la strada di un futuro migliore. Con l’aiuto di un produttore locale abbiamo avuto accesso a molte location non propriamente accessibili, immortalando dei momenti sospesi nel tempo, illuminati dalla splendida luce senegalese. In uno storytelling moderno Touty è una storia di speranza e di libertà, con uno sguardo al passato e uno più luminoso verso il futuro.

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Intervista a COMA_COSE

di Paola Dellagiovanna (testo e domande)

Ad un mese dal Festival di Sanremo 2021 in cui sembrava  che per loro la classifica fosse un oscuro presagio, in realtà la canzone “Fiamme negli occhi” è diventata disco d’oro e la tendenza è quella di far crescere di molto ancora le vendite. Loro sono i COMA_COSE e noi li abbiamo intervistati.

  • Quanto conta per voi poter stare vicini sul palco e quanto secondo voi influisce sull’esibizione? Gli unici a poterlo fare in questo anno particolare

    • Ovviamente conta tantissimo! Per quella che è la nostra storia umana oltre che di coppia, fare le cose insieme è una fortuna gigantesca. Sicuramente l’alchimia che abbiamo nella vita di tutti i giorni è una chiave importante per le nostre esibizioni e probabilmente questo è un piccolo vantaggio.

  • Il vostro è un genere poco “Sanremese”, come vi siete trovati in questo ambiente?

    • E’ stato ed è abbastanza divertente. Certo non proprio una cosa che rifaremo 6/7 volte ma una cosa che specie in una edizione attenta alle novità come questa ci diverte molto.

      Ovviamente è anche molto stancante tutta la parte di interviste e ma siamo felici di raccontare la nostra storia.

  • Quali progetti avete ora, considerata l”impossibilita di esibirsi live e promuovere progetti musicali dal vivo?

    • Sicuramente il 16 aprile uscirà il nostro prossimo album che si chiamerà Nostralgia.

      E’ un progetto abbastanza Punk, abbastanza lontano da fiamme negli occhi. Andremo a toccare dei temi diversi e siamo felici di farlo!

      Siamo quelli della canzone romantica ma anche quelli de La rabbia o guerre fredde.

      Per quanto riguarda il live cerchiamo di essere ottimisti augurandoci di tornare presto sui palchi del paese.

      Sarebbe una boccata d’aria per un settore che ha sofferto moltissimo questo anno di Pandemia.

 




Intervista a Meazza

di Paola Dellagiovanna (intervista e testo)

Dal 19 marzo è in rotazione radiofonica il nuovo singolo del 27enne Meazza “Le parti peggiori”. Il brano prodotto da Ioska Versari per l’etichetta FLEBO e distribuito da Artist First, si trova anche sulle piattaforme digitali e su YouTube con il videoclip. Con questo nuovo brano il cantautore milanese, al terzo singolo dopo i precedenti “STRxxxO” e “Mari Stregati” (brano vincitore del Festival di Sannolo 2020), inquadra il progetto in un’atmosfera elettro-pop con un testo che tocca, questa volta, il lato oscuro delle relazioni amorose.

  • Come sei diventato Meazza e dove è nata la passione per la musica?

    • Tutto è iniziato nel 2018, quando ho comprato i primi strumenti e impianti per produrre brani in casa, prima a livello amatoriale e poi con produttore e musicisti. Suono pianoforte e chitarra ma amo cantare, questo è il mio strumento. Diciamo che la musica è parte di me fin dalla nascita. I miei due fratelli più grandi ascoltavano e suonavano, uno componeva. Ho iniziato a scrivere brani rap a 12 anni e li pubblicavo su “MySpace”, inoltre strimpellavo con la chitarra. All’inizio i supporter erano i miei fratelli ed amici. Mio padre mi ha fatto scoprire il cantautorato italiano e ho seguito anche i generi preferiti dai miei fratelli. Quindi mi sono approcciato alla musica in modo eclettico. Fino ai 18 anni il mio genere era improntato sul rap, per poi sperimentare, mischiare ed elaborare fino a raggiungere una sonorità in linea con quello che va oggi.

  • Ora sei al terzo brano in uscita, è in previsione un album? Racconta qualcosa sull’ultimo singolo.

    • Non sappiamo ancora se uscirà un album, il materiale c’è, come la passione e la voglia di fare, ma dobbiamo fare un passo dopo l’altro e pensare al futuro strada facendo, valutando cosa fare anche in base al periodo in cui stiamo vivendo. “Le Parti Peggiori” parla di relazioni travolgenti, di quei rapporti in cui il dolore è grande tanto quanto il sentimento. Quando dico “abbiamo dato il meglio per fare del peggio” intendo raccontare quelle storie in cui ci mettiamo d’impegno per ferire l’altro in un gioco di potere che finisce per far male anche a noi stessi. È un tema su cui vale la pena riflettere ma che, con il mio produttore abbiamo poi voluto vestire con un sound più leggero: ci piaceva l’idea di mettere in contrasto l’atmosfera elettro-pop con una tematica scomoda, volendo accogliere con il suono ma scuotere con le parole. Nel video queste dinamiche sono rappresentate dagli oggetti e i liquidi che mi travolgono in un crescendo che simboleggia l’escalation di certe discussioni. Alla fine però, anche lo sporco più sporco, se l’amore c’è, può essere lavato via.

  • Il brano è abbinato a un “Love Test”, di cosa si tratta?

    • E’ un questionario auto-ironico sulle relazioni a cui l’utente risponderà per approdare in modo creativo all’ascolto del singolo. E’ una cosa secondo me molto divertente, che crea un’interazione con il pubblico. E’ possibile trovare il “Love Test” al link: https://forms.gle/XRwoP9SW2DNnFKTZ9




Intervista a Roberto Scarpa

di Paola Dellagiovanna (testo) e Gianluca Talento (foto copertina)

L’alessandrino Roberto Scarpa, tecnico professionista di teatro, in questi mesi di lockdowd, non si è arreso alle difficoltà enormi che sta vivendo il mondo dello spettacolo, anzi ha cercato nuovi spunti e collaborazioni per non far scomparire la cultura dalla città di Alessandria. Scarpa ha iniziato a intraprendere questa carriera nel febbraio del 1985 tramite un corso per macchinisti teatrali organizzato dall’azienda teatrale alessandrina che gli ha dato nozioni importanti riguardanti la materia teatro: spazio scenico, carpenteria, maschere, azioni di scena, ruoli di scena, sartoria, scenografia. I due anni di full immersion vissuti insieme ad altri 14 colleghi, si sono conclusi con uno interessante e importante stage a Londra nei laboratori a Covent-Garden di Griffin. «In seguito ho avuto la possibilità di lavorare in tutti i laboratori lirici di Alessandria che sono stati fatti con orchestra, costruzione e montaggio scene, prove e realizzazione dell’opera e tournee delle opere (Mare nostro, Madama Butterfly, Turandot e molte altre) – Spiega Scarpa -. Sono stato fortunato perché ho vissuto una grande esperienza e mi sono potuto confrontare con dei macchinisti e tecnici veramente bravi. Da lì, il mio cammino mi ha portato a lavorare a Milano in tournée come quella “Le donne di casa soa” con la grandissima Lucilla Morlacchi. Ho lavorato anche come elettricista in tour musicali: Irene Grandi, Daniela Mercury, Elio e le Storie Tese, al Bordighera Jazz con Amii Stewart e altri che si sono susseguiti negli anni». Roberto Scarpa ha collaborato con diversi service, si è specializzato sia in luci che macchinismo. Fino al 2010, anno della sua chiusura a causa della dispersione di amianto causata da una ditta che doveva svolgere dei lavori, Scarpa è stato Responsabile di palco al Teatro Comunale di Alessandria. Nonostante sia riuscito a trovare un lavoro di ripiego, il tecnico ha proseguito non ha mai abbandonato la sua passione che lo ha portato da giovane al mondo del teatro e dello spettacolo. Come spiega lui stesso, anche il lockdown a causa della pandemia Coronavirus ha rappresentato una battuta di arresto per il mondo teatrale, «Ha rappresentato un azzeramento di tutte le professionalità legate allo spettacolo. Tutti stanno vivendo una situazione drammatica perché il teatro non si muove, come i concerti. Io continuo a mantenere i contatti con i colleghi e posso testimoniare quanto sia drammatica la situazione. Perderemo molti tecnici e persone che hanno dato tutto per questo lavoro, ma che ora devono cercarsi altri impieghi per sopravvivere e pagare i conti, mantenere la famiglia. Un’esperienza veramente disastrosa». La speranza per Scarpa è che i teatri piano piano riaprano anche con il contingentamento degli ingressi «ma mettendoci tutti d’accordo sul fatto che le esigenze artistiche devono andare un po’ a scemare. Il business dello spettacolo si deve ridurre come numero di produzioni, e non solo, altrimenti i teatri che ne fanno ospitalità non riusciranno con il pubblico ridotto a portarsi a casa il costo dello spettacolo. Deve esserci un ridimensionamento totale che non andrà a toccare le buste paga dei tecnici. Come altri, sto provando a fare delle stagioni estive. Ho iniziato a collaborare con Monica Massone di QuizzyTeatro con cui si proverà a fare una piccola stagione con due o tre spettacoli, per cercare di tenere alto il nome del “Teatro estivo”. Ovviamente le difficoltà sono molte: paure, pochi soldi e rapporti difficili con i Comuni. Sarà necessario accontentarsi e non pensare di realizzare spettacoli sfarzosi». Alessandria sta vivendo una situazione doppiamente difficile a causa di un teatro chiuso da 10 anni, una struttura che ospita ancora dell’attrezzatura e che ha dato i natali a tantissime persone e professionisti che si sono inseriti nel mondo dello spettacolo «E’ triste pensare che un teatro così, dove si produceva e si facevano anche laboratori lirici, che una struttura del genere, dove si sfornano talenti e si fa cultura, sia chiusa. I giovani e i nostri figli senza un teatro come quello, senza un posto (oltre alle scuole di danza e teatro) dove poter assistere alle prove ed alla nascita di spettacoli, opere, avranno difficoltà ad appassionarsi a questo magico mondo».

Roberto Scarpa aggiunge in seconda battuta che “si sta riscontrando in questa ripartenza è una superficialità tecnica con la quale si affrontano gli spettacoli,per sopravvivere si fanno eventi con pochi soldi per le produzioni che chiaramente limitano le aspirazioni tecniche,per portare a casa lo spettacolo si fa il minimo di quello che si potrebbe fare. Questo limita chiaramente tutte le competenze tecniche che uno vorrebbe mettere in campo pur di andare in scena.i service pagati poco mettono giustamente nel furgone il minimo indispensabile,perchè tutto si chiude come un imbuto sulla pelle di chi lavora e affitta il materiale.E questo porta ad un annientamento delle professionalità si è arrivati e lo si vive costantemente a un periodo di saldi sia per quanto riguarda il personale sia per il materiale audio ,luci e video che si mette in campo. E questo fa male perchè ci si scontra con agenzie di produzione e vendita spettacoli che sembrano non capire che dall altra parte del telefono c’è un professionista che ha dedicato la vita ad una sua formazione professionale e ora e paragonato ad un individuo da torchiare e da mettere con le spalle al muro. Questo è CIò che si sta vivendo adesso,in questo marasma per un ragazzo che voglia accostarsi professionalmente a questo mestiere risulta difficile avere confronti etici e lavorativi precisi e formativi, in un momento dove va bene tutto ed è difficile centrarsi sul Verbo del Teatro“.




Intervista a Alessandro Marella promotore del progetto “Invincibile”

di Paola Dellagiovanna (testo) e Gianluca Talento (foto copertina)

L’alessandrino di adozione Alessandro Marella, classe 1985, sta promuovendo il suo nuovo importante progetto benefico solista “Invincibile”, i cui ricavati saranno devoluto all’associazione “Ruotaabile Onlus” che si occupa dell’assistenza ai caregiver dei ricoverati del reparto unità malattie neuromuscolari dell’ospedale privato accreditato “Nigrisoli” di Bologna diretto dal neurologo dott. Marcello Villanova, attualmente chiuso per l’emergenza sanitaria del Covid-19. Il video del brano “Invicibile” è già online al youtu.be/gDa0WyrvOYc e sta già riscuotendo numerosi apprezzamenti e consensi. Come spiega lo stesso Marella, che SonoGrafia ha seguito nel live al locale “Il Vinacciolo” di Alessandria per il tributo a Cesare Cremonini, la canzone è stata scritta con il mio amico Fabio Toninello ed ha come scopo sensibilizzare e dimostrare come ognuno di noi può essere un supereroe, superando le proprie paure e difficoltà grazie alla propria voglia di vivere. Tramite altre iniziative musicali sono state aiutate altre realtà, ma questa volta, considerato anche il periodo, è stato scelta questa associazione. Con la chiusura del reparto si era creata una emergenza nell’emergenza, e le persone affette da gravi patologie non potevano essere seguite. In questo periodo stiamo attraversando una delle pagine più tristi e difficili della nostra storia eppure possiamo uscirne vincitori, grazie a dei piccoli gesti come stare tutti a casa e seguire le regole. Ecco dove nascono i supereroi! Basta guardare chi lavora in prima linea come infermieri e medici: in realtà stanno facendo semplicemente il loro lavoro, quindi erano già supereroi?». Anche per Marella le difficoltà da affrontare nella vita sono state molte, Nato a Terlizzi, si è trasferito presto ad Alessandria. A 10 anni era già iscritto al Conservatorio “Vivaldi”, ma presto il suo percorso di studi si è interrotto a causa delle barriere architettoniche che gli impedivano l’accesso all’istituto. L’artista è obbligato a utilizzare una sedia a rotelle a causa della SMA (Atrofia Muscolare Spinale) che non gli ha comunque impedito di realizzare il suo sogno di suonare. Dopo aver frequentato corsi privati abbandonati a causa del peggioramento della malattia, Alessandro scopre la sua stupenda voce e decide insieme all’amico Fabio Toninello di fondare il gruppo “Abanero”. Nell’ultimo e recente passaggio, il cantautore alessandrino ha deciso di intraprendere la carriera solista e dedicare il suo primo lavoro a chi come lui ha deciso di non farsi abbattere dalle difficoltà. Il primo Ep uscito è stato l’omonimo “Abanero”, ma nel 2015 Alessandro, sempre accompagnato dal suo amico chitarrista, ha deciso di percorrere la strada che più lo rispecchia, iniziando a comporre e scrivere musica pop. Il videoclip in motion graphics di “Invicibile” (regia e soggetto di Michele Piazza per TofuFilms, animatori Antonella Fabiano e Zeno Tamagni-Lazzari, background & art direction di Lele Gastini) è ambientato proprio in questo periodo di emergenza sanitaria. All’interno si può trovare anche un riferimento al Wheelchair Hockey Team “Macron Warriors Viadana”, squadra in cui Alessandro si allena da anni e che ha contribuito allo sviluppo del progetto, ed alla Macron azienda leader nella produzione e vendita di active sportswear con sede a Bologna che ha sostenuto economicamente parte del progetto. Il brano prodotto e arrangiato da Simone Bertolotti è attualmente disponibile sulle piattaforme di streaming e digital download. Tutti i professionisti che hanno lavorato alla realizzazione del brano e del videoclip hanno dato il loro contributo a titolo gratuito. Per sostenere l’associazione “Ruotaabile Onlus” che sta attivando una campagna di crowdfunding, è possibile acquistare gadget attraverso la pagina: www.facebook.com/ruotaabile.onlus, acquistare la copia del brano sui digital store oppure donare direttamente a favore dell’associazione: www.ruotaabile.org/kcms/site/cosapuoifaretu/. Il ricavato sarà utilizzato per la messa in sicurezza del reparto tramite l’acquisto di protezioni individuali per i caregiver che durante il ricovero assistono le persone affette da malattie neuromuscolari, e dei materiali indispensabili per renderne sicuro il ricovero. A sostenere l’iniziativa ci sono già diversi personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport come l’attore Paolo Conticini, la cantante L’Aura, il tennista Matteo Berrettini e i calciatori Angelo Esmael da Costa Júnior, Simone Simeri, Roberto Floriano e Alex Sirri, Parole e Dintorni. 




Intervista a Verdiano Vera

di Silvia Amato (testo) e Gianluca Talento (foto)

Abbiamo avuto il piacere di intervistare il Patron del FIM – Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale che si terrà a Milano il 16 e 17 maggio 2019.

D. Buongiorno Verdiano, anche quest’anno si avvicina il consueto appuntamento con FIM Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale (conosciuta anche come Fiera Internazionale della Musica), nella nuova location del 2018, riconfermata quest’anno: Piazza Città di Lombardia, a Milano. Ci sveli qualcosa di più su questa scelta strategica?
Il FIM, dal 2018, si sviluppa tra gli edifici del nuovo Palazzo Lombardia, il grattacielo milanese sede della Regione Lombardia.
La location è a tutti gli effetti una piazza all’avanguardia costruita con soluzioni tecnologiche avanzate, quindi uno spazio aperto, luogo di aggregazione e di incontro per definizione.
Si tratta della Piazza coperta più grande d’Europa, luogo affascinante che ben si sposa con il tema dell’innovazione.
Grazie alla sua grande copertura, la Piazza è un ambiente particolarmente versatile, location ideale per accogliere il Salone della Formazione e dell’Innovazione musicale ad ingresso libero e gratuito.
D. La passata edizione ha sancito una svolta più spiccata verso la dimensione “educational” . Si riconferma anche quest’anno?
Il FIM è sempre stato un laboratorio di idee per il supporto e lo sviluppo del mercato della musica. Dal 2012 abbiamo iniziato a costruire una rete di partner e di aziende nel campo della musica per analizzare le differenti realtà che costituiscono l’universo musicale italiano cercando insieme le soluzioni alle differenti problematiche di ogni attore della filiera della musica (l’istruzione, l’editoria, la discografia, la liuteria, ecc.).
Dal 2018 abbiamo focalizzato la nostra attenzione su due temi fondamentali: “La Formazione” e “l’Innovazione”. Riteniamo infatti che per avere un futuro sostenibile, la musica abbia bisogno prima di tutto di un pubblico formato e istruito, preparato per ascoltarla e capirla.
Qualsiasi genere musicale che si rivolge ad un pubblico incapace di capire, non può avere un futuro.
Proprio per questo è diventato prioritario e fondamentale investire tutto sulla formazione delle nuove generazioni ad un ascolto consapevole della musica.
Al FIM 2019 ci saranno 2600 giovani studenti di musica e futuri musicisti, provenienti da ogni parte d’Italia, che saranno una parte dei fruitori della musica di domani. Una domanda la faccio io e la rivolgo a tutti: c’è qualcosa che possiamo insegnare a questi 2600 giovani ragazzi riguardo alla musica?
D. Possiamo parlare di aree tematiche differenti? Quali?
Tutto il FIM ruota intorno ai due temi fondamentali che sono appunto la Formazione e l’Innovazione: unici due temi sui quali abbiamo capito che in questo momento vale davvero la pena concentrarsi per dare una spinta concreta allo sviluppo economico della musica partendo dal basso.
Il FIM 2019 avrà contenuti per tutti: Per gli studenti ci saranno laboratori sonori, esperienze sensoriali, gli strumenti di Leonardo Da Vinci, software musicali, realtà aumentata, lezioni di musica, orientamento e scuole.
Per i musicisti ci saranno tour radiofonici, interviste e incontri, servizi per musicisti, festival e concorsi, showcase, corsi di formazione e tanto altro.
Chi ascolta la musica potrà assistere ai concerti, fare nuove scoperte musicali, provare gli affascinanti ascolti in cuffia, godersi l’intrattenimento, gli incontri d’autore, potrà provare gli di strumenti musicali, e tante curiosità.
I professionisti del settore incontreranno aziende e start-up, potranno trovare spunti e idee per il lavoro, potranno partecipare ad eventi di networking, potranno scoprire nuovi metodi didattici, partecipare ad incontri professionali, a presentazioni, demo, master e workshop.
D. Negli anni il connubio “FIM – ospiti internazionali” nei differenti settori, non ha mai deluso. Ci regali qualche anticipazione?
Ogni anno ci sono nuovi ospiti e nuovi artisti che vengono a trovarci, che scoprono il FIM, e che sposano la mission del progetto. Anche quest’anno non mancheranno gli ospiti che saranno resi noti solo durante la conferenza stampa di presentazione del 7° FIM, Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale che si svolgerà il 6 maggio 2019 presso il Conservatorio di Musica G.Verdi di Milano.
D. Tra dimensione educational, passando per digitalizzazione e talent show, come pensi stia cambiando il panorama musicale odierno?
La musica è in continua evoluzione da sempre. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un’accelerazione dell’evoluzione della musica ed ad una conseguente ed inevitabile crisi. In questo contesto occorre però fare una considerazione: “crisi” significa infatti “cambiamento”; il cambiamento è sinonimo di “innovazione”: non bisogna mai dimenticare che l’innovazione porta alla crescita.
La musica è cultura ed è arte, e come tutte le arti, rappresenta lo specchio della società e l’epoca in cui viviamo. Essa cambia insieme ai tempi, si adatta alle persone che la creano e che l’ascoltano, noi non possiamo e non dobbiamo fermare questo cambiamento, ma possiamo assecondarlo, studiarlo, capirlo e sostenerlo.
Ciò che tutti noi dovremmo fare per sostenere la musica come cultura, è fare in modo che il cambiamento porti ad un miglioramento, e ad un evoluzione: occorre quindi focalizzare la nostra attenzione sulla formazione e sull’innovazione musicale, insegnando alle nuove generazioni ad ascoltare e a capire le differenze tra i vari generi di musica, insegnando la storia della musica classica e moderna a tutti, partendo dalla scuola, soprattutto nelle scuole pubbliche, avvicinando i giovani alla pratica di uno strumento musicale e dando la possibilità a chiunque indistintamente di imparare ad ascoltare la musica in maniera consapevole, riconoscendo quindi la qualità ed il valore di ciò ascoltano, per utilizzare lo strumento musicale e la musica come strumento terapeutico, di studio, di formazione, di svago, di apprendimento, di sviluppo della memoria, delle sensibilità, delle capacità motorie, sensoriali, mentali, del carattere, del comportamento e della personalità.




Intervista ad Angela Baraldi

di Silvia Amato (testo)

Angela Baraldi, bolognese, classe 1964, cantautrice ed attrice, dopo gli esordi negli anni Ottanta nelle realtà indipendenti locali, ha iniziato a collaborare con Lucio Dalla, Gianni Morandi, Stadio, Ron, Samuele Bersani, fino ad arrivare nel 1993 al Festival di Sanremo, vincendo il Premio della Critica Mia Martini, con il brano “A piedi nudi”.

Successivamente, le collaborazioni con altri grandi nomi della musica italiana, come Francesco De Gregori, Biagio Antonacci, Delta V, si alternano alle esperienze teatrali e cinematografiche, fino al 2004, protagonista in “Quo vadis, baby?” di Gabriele Salvatores; il ruolo la porta ad aggiudicarsi, tra altri riconoscimenti prestigiosi, anche l’Iris d’Argento al Montreal Film Festival come migliore attrice esordiente.

Negli anni duemila, la musica torna protagonista e l’ultimo progetto di inediti “Un’infinita compressione precede lo scoppio” risale al 2013.

Nel febbraio 2017 esce l’album “Tornano sempre”, che avremo modo di apprezzare in occasione del concerto di Domenica 6 Maggio 2018, presso “il Moscardo” di Alessandria, presentato in chiave “duo”, con il musicista Federico Fantuz.

Tutta per Voi, la piacevole chiacchierata con la cantautrice:

S: Ciao Angela, benvenuta su Sonografia e grazie della disponibilità. Sei fresca di partecipazione al Concerto del 1° Maggio a Bologna, in piazza Grande. Com’è andata?

A: E’ stata una bella esperienza, nonostante il clima non clemente che ha reso la piazza meno stipata del solito, credo che sia sempre una buona occasione potersi esibire per celebrare questa ricorrenza.

S: Piazza Grande, Bologna…inevitabile pensare al grande Lucio Dalla. Te la senti di condividere con noi un ricordo? Quale eredità pensi possa lasciare al grande pubblico che non ha avuto, come te, la fortuna di respirarlo da vicino?

A: I ricordi sono tantissimi, sia perché Lucio abitava proprio lì vicino, sia perché questa piazza l’ha cantata, celebrandola. Ho sempre respirato la presenza di Lucio in città, sin da quando sono nata, è sempre stato una sorta di istituzione. Capitava spesso di incontrarlo in centro, per una chiacchierata e per bere qualcosa, o a casa sua per indimenticabili improvvisazioni.

Al di là del personaggio, ci tengo che si sappia la portata della sua impronta come persona reale, autentica, per me, un vero amico, che mi manca molto.

S: Domenica, qui ad Alessandria, presenterai l’album “Tornano sempre”, uscito un anno fa.

Mi incuriosisce il titolo…tornano sempre…chi?

A: Ho volutamente utilizzato il titolo di una canzone dell’album, in senso autoironico, per riferirmi al mio ritorno tardivo. In realtà, nel brano, al centro c’è una moltitudine di individui, spesso isolati ognuno nella propria realtà, in cui calarsi o rifuggire a seconda dei ruoli che ricopriamo durante la nostra esistenza.

S: A proposito di ruoli, abbiamo avuto modo di apprezzarti in vesti differenti, dalla musica, al teatro, il cinema e la tv. Non è mai facile e neppure consigliabile cercare di incasellare un’artista in una dimensione specifica, ma se dovessi sceglierne una, in quale ti senti più a tuo agio?

A: Sicuramente la musica, mi lascia più libera di esprimermi e mi rappresenta al meglio, perché posso anche improvvisare; non lo vivo neppure come un lavoro, viene fuori la mia vera natura.

La dimensione dell’attore invece, è un lavoro duro, faticoso, richiede concentrazione e memoria, ma mi permette di “fare un giro” altrove, al di fuori di me. Per entrambe nutro grande passione e dedizione.

S: Tra tutte queste esperienze…dov’è finita la ragazza che nel 1993 voleva andare via “A piedi nudi”?

A: (ride) La ragazza è ancora qui, non è cambiata…anche se il mio percorso nella musica non è stato lineare e continuativo, ho sempre messo autenticità e verità in quello che ho fatto. Mi riconosco ancora quando la risento e mi ci ritrovo quando la ripropongo.

S: Un’ultima domanda, Angela: se dovessi scegliere la “perla” di questo album, quale brano citeresti?

A: Sai, è sempre difficile scegliere tra i frutti del proprio mestiere, ma direi senza dubbio “Michi Maus” perché ci tengo molto, il primo esperimento di scrittura dopo tanto tempo, credo riuscito.

Anche “Tutti a casa”, dedicata alla vicenda di Federico Aldrovandi, la sento molto.

S: Grazie Angela, ci vediamo domenica!

A: A voi, a domenica!