Diodato @ PEM!

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di Silvia Amato (testo) e Gianluca Talento (foto)

Martedì 11 settembre 2018, la rassegna PEM! Parole e Musica in Monferrato, ha visto sul palco il cantautore Diodato, intervistato dal Direttore artistico, il giornalista Enrico Deregibus.

Una chiacchierata alla scoperta di un artista elegante, un viaggio all’insegna della musica d’autore.

Così, da Aosta a Taranto, passando per Stoccolma, Roma e Milano, Antonio “Tony” Diodato si racconta senza maschere e sovrastrutture.

La passione per la musica, caratterizzata dall’ispirazione del Brit pop (Pink Floyd soprattutto), insieme a quella per il cinema, che lo porta a laurearsi, fanno sì che i testi siano consequenziali e fluidi, seguendo un chiaro filo narrativo. Un susseguirsi di parole che evocano pensieri e quindi immagini, tali che sembra davvero di assistere alla scena di un film. Ascolto ed emozione diventano così un tutt’uno, per un risultato suggestivo.

Dal ricordo degli esordi durante le assemblee musicali alle scuole superiori, all’università a Roma, luogo formativo per la crescita umana ed artistica, fino ad arrivare nel 2013 alla direzione artistica del “1 maggio a Taranto”, con Roy Paci e Michele Riondino.

Così la musica diventa voce di una intera città, una generazione che denuncia il problema dell’inquinamento, della salute e dell’occupazione ad esso correlate. Per Diodato  questa voce diventa megafono per accendere l’attenzione su questi tragici aspetti e per cercare di abbattere le barriere. 

Lo sguardo dell’artista è aperto, onesto, sensibile, sia nel trattare dinamiche sociali collettive, sia nel raccontare e dipingere i rapporti d’amore.

Ci ricorda inoltre della duplice esperienza al Festival di Sanremo, vissuta con consapevole tensione e sana leggerezza.

Ad arricchire una narrazione appassionata ma pacata, puntuale e sincera, qualche perla eseguita magistralmente live, con l’inseparabile chitarra Laky: “Adesso”, “Ubriaco”, “Babilonia”, “Cosa siamo diventati” e la riuscitissima cover di Fabrizio De André, “Amore che vieni, amore che vai”.

Anche il dopo spettacolo ci ha confermato disponibilità ed umanità rare, che fanno di Antonio Diodato un artista non convenzionale, passionale seppur lieve, nella sua raffinata chiave di lettura della contemporaneità.

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