Ghali @ Pala Alpitour

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di Silvia Amato (testo) e Gianluca Talento (foto)

A differenza delle altre volte, ho deciso di assistere al concerto da spettatrice, non essendo abituale frequentatrice del rap 2.0, declinato nelle sue varie forme, fino alla trap e all’utilizzo dell’autotune.
Così, noto subito che il pubblico accorso al Pala Alpitour per la prima data del tour di Ghali, è variegato per età e genere: bambini coi genitori, adolescenti, giovani uomini e donne, con leggera predominanza di queste ultime.
Quando si spengono le luci, il boato iniziale dei circa 8000 presenti fa presto capire di essere dentro Il Concerto, un evento emblematico per il momento socio-politico che stiamo vivendo. Là fuori, diffidenza, paura, intolleranza verso ciò che è diverso ed estraneo. Nel palazzetto, condivisione, fratellanza, solidarietà, voglia di rivincita.
Così, si parte con l’intro, che è un video sulle origini tunisine di Ghali, la discutibile figura paterna contrapposta alla costante e fondamentale presenza affettuosa della madre, poi rievocata continuamente anche tra un brano e l’altro, per arrivare all’adolescenza nella periferia milanese.
“Dai palazzi ai palazzetti” è uno spettacolo perfetto dal punto di vista tecnico-scenografico. Ben funzionano band e coriste a supportare impianto musicale e parti cantate, così come le sorprese sul palco: Capo Plaza, amico e collega salernitano, con cui esegue “Ne è valsa la pena” ed il producer Charlie Charles, in “Peace&love”.
Anche la voce fuori campo che personifica Jimmy, l’amico immaginario dell’infanzia, è un buon escamotage per conoscere meglio il rapper.
Ghali sul palco è un portento, canta, balla, salta, si diverte.
Energico ed entusiasta come solo un ragazzo poco più che ventenne sa essere; gli outfit trendy e sporty chic rafforzano quell’aura magica di colui che, tra il grato e l’incredulo, ce l’ha fatta a realizzare il suo sogno.
Il repertorio? Quasi tutto, da “Lacrime” a “Ricchi dentro”, a “Boulevard”, “Marijuana”, “Habibi”, “Ninna nanna”, “Cazzo mene”, “Pizza kebab”, da “Mamma” a “Zingarello”, “Ora d’aria”, “Willy Willy”.
Così, mentre il rap strizza l’occhio al pop, soprattutto per noi cresciuti tra gli anni ’80 e ’90, il rimando a Michael Jackson, con un “moonwalk” riuscito ed un gioco musicale tra “Happy days” e “Wanna be startin’ somethin'”, non sembra irriverente ma incuriosisce.
In più, saranno l’altezza, i salti, l’adrenalina ed il tamburo suonato quasi tra il pubblico, ma ci ricorda anche Jovanotti ed il suo farsi portavoce di una generazione.
Questa volta il messaggio è cambiato: il ragazzo di periferia non ha smesso di crederci e ce l’ha fatta. Ringrazia, si commuove, saluta tutti con “Cara Italia”, “dolce metà” e si dilegua.
A noi, la consapevolezza di aver assistito ad uno show unico nel suo genere, emozionante e spettacolare, per contenuto, energia ed insegnamento trasmesso.
Grazie Ghali, ci si può davvero sentire “ricchi dentro” ad assistere alla tua favola diventata realtà!

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