Pierdavide Carone e Dear Jack @ Memo Club

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di Silvia Amato (testo) e Gianluca Talento (foto)

Venerdì 11 gennaio 2019, a Milano, il debutto live di Pierdavide Carone e i Dear Jack insieme.

Il primo, cantautore dall’alta cifra stilistica, partito da “Amici” per arrivare alla collaborazione con Lucio Dalla, che ne aveva intravisto capacità, genio e quel pizzico di condivisa follia, volendolo anche alla sua purtroppo ultima partecipazione al Festival di Sanremo nel 2012.

La band, che sarebbe ingiusto etichettare come formazione per teenagers, costituita da musicisti talentuosi, giovani ma maturi per il messaggio contenutistico che portano e per la presenza scenica, valsi loro l’apertura dei concerti della scorsa stagione de Le Vibrazioni.

Dall’incontro è nato “Caramelle”, brano “onesto, inconsueto, attuale” (ndr), hit del momento per i passaggi in radio e sulle piattaforme digitali, al centro della diatriba “censura sì o no?”, che di fatto la vede esclusa dalla prossima edizione della kermesse canora italiana per antonomasia.

All’apparenza distanti ed eterogenei, Pierdavide e i Dear Jack, ben si mescolano completandosi ed arricchendosi a vicenda, alternando in scaletta i brani reciproci, che a sentirli eseguiti insieme non se ne distingue più la proprietà originale. Così, da “Basta così” a “Naní”, da “L’ospedale” a “Un altro film”, “La pioggia è uno stato d’animo”, “Ti vorrei”, “Ricomincio da me” e “Eterna”, la serata scivola via veloce sull’entusiasmo caloroso del pubblico, che ben accoglie l’emozione e la fame comunicativa dei ragazzi sul palco.

Immancabile, ed eseguita per la prima volta dal vivo, “Caramelle”, fortemente richiesta anche come bis.

Gli omaggi, misurati e inaspettati, “29 settembre” (Lucio Battisti), “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” (Gianni Morandi, Lucio Dalla); infine, “Disperato erotico stomp” (Lucio Dalla), in cui Pierdavide, in ottima forma, si libera appieno nella dimensione ironica, irriverente e scanzonata propria della sua natura, sicuramente influenzata ma non oscurata dal genio bolognese.

In una cornice elegante e peculiare come il Memo Club, abbiamo quindi avuto il privilegio di assistere al primo tassello di un puzzle, un viaggio che ci si augura sia lungo e proficuo, per questa nuova realtà espressiva, portatrice sana di stile, passione ed elevata indubbia capacità.

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