Simone Cristicchi @ Capanne di Marcarolo

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di Debora Bergaglio (testo) e Gianluca Talento (foto)

La musica del cantautore romano attraversa l’Appennino, tra le montagne e il mare

Arriva a bordo della sua auto bianca, proprio qui tra le montagne e il mare. In una domenica di fine agosto, il 25 per la precisione, Simone Cristicchi sa esattamente dove vuole andare e l’anfiteatro naturale di Cascina Moglioni, guardato a distanza dal monte Tobbio e nascosto fra i prati del Parco delle Capanne di Marcarolo, è lì ad aspettarlo.
Un’altra data del Festival che racconta uomini e storie delle terre di mezzo sta per iniziare, un altro viaggio tra radici, esperienze nuove, vie e rotte che guardano lontano.
Si chiama “Attraverso Festival” e ha come scenario un paesaggio unico nel Piemonte: le Langhe, il Monferrato, l’Appennino Piemontese in cui ci troviamo e il Roero.
Non è un caso che il cantautore romano Simone Cristicchi si trovi qui, ad incantare un pubblico bello, silenzioso, rispettoso di questo luogo e della sua memoria.
Le parole forti del cantante dei dimenticati e dei più fragili “attraversano” le valli e suscitano le emozioni di chi le accoglie, con lo stesso stupore di questo teatro a cielo aperto che accoglie il concerto del cantante accompagnato dai bravissimi Giuseppe Tortora al violoncello e Riccardo Ciaramellari al piano e alla fisarmonica.

Iniziano le prove ed è chiaro che le melodie non sono solo per il pubblico che si accalca alle transenne in attesa di incontrarlo, ma anche per la natura, un ambiente che circonda e abbraccia tutto e tutti in un “evento” unico. Le prove sono iniziate e Cristicchi lo chiede agli alberi, chiede il permesso di accompagnare con le sue melodie ciò che in natura è già perfetto; e gli alberi rispondono “che le radici sono qui …. per gioire di questo incanto, senza desiderare tanto”… ed accorgersi in un momento di essere parte dell’immenso di un disegno molto più grande della realtà” ( cit. “Lo chiederemo agli alberi”)

Parole, luoghi e musica si fondano in un unico racconto, non c’è separazione tra arte e bellezza, tra uomo e natura. Il pubblico lo sente, applaude, apprezza, gioisce con rispetto e stupore, con gratitudine per l’opportunità di ascoltare un concerto comodamente seduto su un prato, con tutta l’aria e lo spazio vitale necessari per godere appieno di uno spettacolo, con l’intimità che solo un anfiteatro naturale come questo può dare.

E così, in questo grande sipario tra le montagne e il mare, scorrono veloci le canzoni più amate: “la cosa più bella del mondo”, “Mi manchi”, “Biagio”, “Se mai”, intervallate da pezzi popolari, anche di altri autori, come l’omaggio ai genovesi con “Ma se ghe pensu” o con la sua “I matti de Roma”.
Scorrono veloci le parole, le poesie, le letture, tra un pizzico d’ironia e un testo che fa pensare, come l’intramontabile “Ti regalerò una rosa” che l’autore dedica ad Antonio Cosimo Stano, l’anziano di Manduria vittima di un terribile caso di cronaca, morto in seguito alle vessazioni e alla “torture” di una baby gang, nell’indifferenza dei suoi compaesani. Un nome scandito e scavato per lasciare una traccia in chi vuole vedere. E scandito è anche il nome di Laura Antonelli, grande attrice “dimenticata” del cinema italiano, con una vicenda personale tragica, a cui Simone Cristicchi dedica “Laura”.
Sono tanti i dimenticati dalla storia, persone comuni, personaggi dello spettacolo o ragazzi che si battono per un ideale, come i martiri della Benedicta. A loro il cantautore dedica un lungo e commovente testo, di cui mi hanno colpito questi versi:

“… Mio nonno muore ogni volta che qualcuno continua indisturbato a fare affari, vendendo armi agli altri uomini per renderli animali,
e insieme a mio nonno muoiono ogni giorno i partigiani, i loro cadaveri umiliati, vilipesi, smembrati dalle parole a serramanico di un politico,
mio nonno muore ogni volta che un crimine resta impunito,
ogni volta che un massacro di innocenti viene rimosso,
ogni volta che qualcuno senza vergogna sputa sulla nostra Costituzione,
ogni volta che un bambino viene mutilato da una mina che non sia di matita,
ogni volta che il silenzio discende sopra le masse che non sanno,
mio nonno muore ancora di più in questi tempi di finta pace…”

Applausi.
E riflessioni.
Cristicchi continua il suo viaggio e si prende cura del pubblico accompagnandolo per mano in un percorso fatto di musica e parole, di poesie che “volano tra le montagne e il mare”. E a un certo punto si fa strada, potente, quasi silenziosa, una domanda:

Che uomo vuoi diventare?
Che donna vuoi diventare?
Chi mi ha gettato sopra questa terra?
Che cosa ci faccio qui?

E qui, in questo scenario magnifico, risuonano possibili risposte:
“Se voglio diventare un uomo ho bisogno, a un certo punto, di uscire dalla confusione e iniziare il viaggio nella mia interiorità ….
dentro di noi c’è una grande domanda di silenzio, soprattutto nei tempi che viviamo
sono tempi di silenzio, spazi di silenzio, anche di silenzio interiore,
di far tacere quel rumore dentro e andare a fondo e scoprire in un angolo della nostra anima, scoprire quel desiderio che ci abita
e il desiderio di ogni essere umano è questo:
IO DESIDERO DI ESSERE AMATO E DI AMARE PER SEMPRE..”

Un ritorno all’ amore, al “prendersi cura”, proprio come il nome del suo tour e della pluripremiata canzone che ha presentato quest’anno a Sanremo “Abbi cura di me”.
Un messaggio che in questo parco naturale, un ambiente protetto ma tutto intorno minacciato dall’azione dell’uomo che distrugge, assume un certo valore; e allora diventa importante cambiare rotta, guardare lontano, come questo Festival incoraggia a fare.

“Abita questa terra diversamente – suggerisce Cristicchi – non privarla di un altro modo di essere uomo o donna, almeno nel tuo piccolo fazzoletto di terra, quello in cui vivi, prova ad essere un’altra possibilità, un frammento di luce (…)
sii testimone del tuo tempo
racconta la tua storia
scrivi una poesia
canta una canzone
porta il tuo esempio a tutti gli altri
ritorna alla radice
alla tua essenza
perché solo ciò che conta davvero,
ciò che conta
è destinato a restare per sempre”

Come il ricordo indimenticabile di questo concerto fra le montagne e il mare, attraverso parole, suoni ed emozioni, che corrono libere per tutto l’Appennino.

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