Stef Burns @ Casa Mia Club

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di Sandra Pecchioli (testo) e Guido Nardacci (foto)

Giovedì 30 gennaio 2020, anzi venerdì 31…ore 2
Difficile addormentarsi stasera, ho ancora in circolo l’adrenalina a mille, a causa (o per fortuna, direi) dell’evento al quale ho assistito poche ore fa, il concerto di Stef Burns, chitarrista celeberrimo di mostri sacri della musica come Alice Cooper, Huey Lewis e The News, i Berlin e ovviamente musicista storico di Vasco. Si è svolto in un piccolo ma accogliente locale nel centro di Genova, il Casa Mia Club, adattissimo per la buona acustica a concerti di questa portata.

Ad aprire la serata si presenta una band di giovanissimi genovesi, gli Horus Black ( che poi ho scoperto essere il nome del cantante, che si trucca un solo occhio come la divinità egizia), molto apprezzati per il loro repertorio rock and roll, stile Elvis, anche grazie al cantante, baritono, che chiude la loro performance con un’intensa “My Way”, che non preludia affatto a ciò che si presenterà a breve su quello stesso palco.

Difatti di lì a poco, entra Lui, affiancato da una serie di musicisti, nell’ordine :

Simone Borsellini (voce), Marco Pendola (batteria), Davide Garbarino (tastiere), Simone Terigi (chitarra), Nicola Stiaccini (basso) e poi Lui: Stef. Imbraccia la chitarra, saluta con un cenno, parte ed è un delirio collettivo.

Senti il cuore che pulsa forte, i peli delle braccia ti si alzano dritti, come aver preso la scossa. Il “Power of love” di Huey Lewis and the News risuona fra le quattro mura del Club; a ruota “Voodoo child” di Hendrix e “I want it all” dei mitici Queen fanno esplodere un boato di energia, che non si placa nemmeno quando attacca la più ben soft “Little Wing” dello stesso Jimy, che crea un’atmosfera eterea, rotta solamente dall’assolo da brivido di Burns, che ti fa odiare di non aver mai ascoltato tua madre da piccola, quando ti consigliava di imparare a suonare uno strumento…Cavolo, se avessi imparato, adesso non lo starei invidiando per la bravura e la “semplicità apparente” che sta dimostrando nel far scivolare le dita su quelle corde pizzicandole, tirando fuori suoni da estasi e lacrime appese.

E poi il locale esplode: “You shook me all night long” dei mitici AC/DC trascina il pubblico che la canta a squarciagola, mentre io intenta a fare un video, dopo poco ci rinuncio perché tanto sarebbe sembrato girato durante una scossa di terremoto del settimo grado della scala Ritcher…

A questo punto, chiama un amico sul palco, il genovese Roberto Tiranti, ed insieme tirano fuori due perle, “Still got the blues” di Gary Moore e “Can’t find my way Home” di Steve Winwood. C’è grande feeling fra i due, chitarra e voce si penetrano ed incantano il pubblico;

Con “Creep” dei Radiohead rammenta il suo legame con Vasco, vedi “Ad ogni costo”, brano scritto sulla musica e metrica del primo, fino a tirar fuori brani dei Ramones (“I wanna be sedated”) e di Billy Idol (“Rebel Yell”), per poi sublimarci con “Comfortably Numb”dei Pink Floyd e concludere con “My generation” degli Who.

Stef Burns: non un chitarrista, ma IL CHITARRISTA, o almeno uno dei migliori in assoluto, oserei dire senza paura di smentite. E torni a casa sentendo dentro te che hai assistito a qualcosa di Speciale.

Ecco la photogallery!

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